Comprare questi:

Poi questa:

e infine queste...

e poi il tocco finale...

Ecco.
E poi ve ne andate tutte e due a fare in culo. Tanta fatica e tanto sbattimento per un lagnoso, lamentoso, isterico inappetente zittello? Non ce la posso fare...
Luglio è il mese del solleone. Non dei temporali o della pioggia.
Eppure.
'Sto tempo mi ha scassato i cabasisi. Luglio è tempo di sole, di mare, di risate. Di progetti, di proiezione verso il futuro, di ottimismo, di Unieuro. Non di malinconia, di groppi in gola, di ripiegamenti su se stessi.
Eppure.
Passo di lì. Ci passo per godermi un raggio di sole. Per guardare ancora il mare. E mi faccio delle domande. A volte mi sembra tutto assurdo. Impossibile. Pazzesco.
Eppure.
Vorrei solo un po' di normalità. Niente di che. Un'aurea mediocritas. Un luglio col solleone.
Eppure.
Oggi P. mi ha recitato dei versi di Orazio. Ma è tornato più antipatico di prima. Non ci siamo.
Eppure.
L'antefatto. La Zingara in famiglia è considerata strana perché ama leggere, ma poi viene presa per LaFeltrinelli e le sue donne le chiedono i libri in prestito.
"L'eleganza del riccio"? Ce l'hai? Me lo porti che lo leggo? cinguetta la sua mamma. E lei obbedisce e lo porta, insieme a La solitudine dei numeri primi e Non buttiamoci giù.
E' domenica sera e la Zingara, curiosa, chiama la mamma. "Hai iniziato a leggere?" le chiede. "Sì, però finisce male" risponde. "Da quale hai iniziato?". E la mamma, con tono saputello, risponde "Da L'eleganza del ragno" . La Zingara si cappotta dal ridere, corregge la madre che scoppia a ridere pure lei. "Ora inizio la grandezza dei numeri primi". La Zingara ci rinuncia.
Che dire. Tante cose da dire. Sono felice. Posso dirlo? Ma sì, lo dico. Sono felice.
Lei è la prova vivente che quando un paziente segue le indicazioni e le terapie in maniera corretta la malattia regredisce. Sono stata brava. Ho fatto bene i compiti. Sono stata un bravo cadetto di West Point.
Come premio ho vinto il sole. Quest'anno posso starci, al sole. E anche senza protezione. E ci sto.
Quest'anno i Cica sono il posto dove può succedere di tutto. Pioggia e temporali. Sole e umidità. Gente che fa il bagno, dopo anni. Cessi che si rompono. Cessi coi pedali. Bronzi di Riace incapaci di farsi un caffé. Tre generazioni di donne, nonna, mamma, figlia (tua mamma, tua sorella e tua nipote) che vengono a trovarti in un sabato di pioggia, sapendo che ti troveranno lì. Gente mischiata per età, sesso, estrazione, colore, passato, presente e futuro in uno splendido art attac. Vu cumprà pakistani che ti ragalano anelli e bracciali e ti promettono riso basmati. Vu cumprà marocchini che si preoccupano di tue cicatrici. Bagnini che diventano come fratelli più piccoli (ma magari avere 20 anni in meno) e conoscenti in crisi di mezza età che diventano piano piano amici. Le solite donne arroccate sullo scoglio con una strana infiltrazione maschile che parla di topini sezionati. Qualcuno che prova a violare tutto questo e io che lo difendo a denti stretti.
Ecco. Oggi sono felice.
Guardavo il mare. Blu. Quasi nero. Minaccioso come il cielo. Mosso.
Mi sta bene. Mi sta proprio bene. Così imparo a non rimandare. Avrei dovuto tuffarmi l'altro ieri. E farmi portare al largo. Solo cielo, mare, tavola. Silenzio. Questo. Avrei voluto. Oggi.
Guardavo il mare e pensavo che ormai non è inizio stagione, è estate, estate piena e come cazzo si permette il tempo di uscirsene con una giornata così in estate? Da piccola, quando ero alle medie, mi ricordo che una giornata così sarebbe stata una tragedia. Alla tv di mattina trasmettevano le immagini del satellite e io aspettavo il fotogramma dell'Europa per capire se a Priaruggia sarebbe stato bello. Mi affacciavo sul balcone per guardare lo scapolo di mare che si stagliava all'orizzonte e capire se era mosso o no e poi... poi andavo comunque. Come ora, insomma.
Ti sentivo parlare, oggi. Non capivo una parola, le tue erre arrotate si mischiavano al rumore delle onde. Tutte le cose che avrei voluto dire (fare, baciare, lettera e testamento) sono rimaste lì, tra il cuore e il diaframma. Ti ho detto solo buon viaggio e mi hai risposto speriamo di partire e mi è venuto da ridere perché ho pensato che se mai fossimo una coppia, io sarei l'ottimista dei due. Pensa un po'. E ho pensato pure - e stavo per dirtelo, ma non eri solo e ho avuto vergogna e poi non so se è vero - che se non parti meglio per me. Però, appunto, non so se è vero, perché io comunque sullo scoglio numero due ci vengo con o senza di te. Perché ci vengo per me. E poi magari se parti e ti diverti quando torni sarai meno insopportabile. Ah, dimenticavo. Ti ho visto quando hai guardato dentro la cabina.
Due settimane fa, invece, io e te eravamo sedute in piscina. Ti ho detto ho bisogno di aiuto e mentre lo dicevo mi è venuto il pianto in gola e poi pure fuori. Mi hai detto ti aiuto e poi il giorno dopo mi hai pure detto però fai qualcosa. Quando ti ho chiesto aiuto non sapevo come avresti potuto aiutarmi. Oggi ne ho avuto un esempio. Grazie.
Mi piaci, sì. Mi piaci quando ti stagli all'orizzonte, alto e secco come un ramo, bruciato dal sole. Quando stai in mezzo al mare, con la tua tavola, la tua lenza e fai piccoli movimenti con le braccia. Un po' mi fai pure ridere.
E mi piaci quando le spari talmente grosse che ti viene da ridere da solo. Sei bello, quando ridi. E quando spari cazzate. Mi piaci quando passo e ti metti a parlare di ragazze carabiche che, secondo te, riservano soddisfazioni. Mi fa pensare che tu abbia paura di me e mi viene voglia di farti buh! e di baciarti così, di sorpresa.
Mi piaci in quella frazione di secondo in cui rimani spiazzato perché ti dico che non ho fatto in tempo a portarti due ciliege che mi sei sparito in acqua e mi domandi del tuo albero? e io rispondo no, ma erano buone. Avrei voluto vedere la tua faccia, mentre aprivo la mano, svelando il tesoro.
Mi piaci quando facciamo finta di beccarci, ma poi fissiamo piccoli appuntamenti che forse neppure rispetteremo. Giovedì? Non ti sei stupito che volessi fare un giro in tavola. E volessi farlo con te, prima che partissi.
Mi piaci quando dici che ormai la tua massima aspirazione sono due giri di lingua su uno scoglio al tramonto. Che non è molto romantico, ma fa il paio con il mio due giri di lingua non si negano a nessuno. E chissà che una sera di queste non ti ci porti, su quello scoglio.
Mi piaci meno quando fai test d'ingresso, svelando la tua natura di uomo qualunque. Quando non riesci a sostenere un'idea e ti impappini sul significato di anticonformismo. Quando sei pedante come una zittella isterica. Quando ti incazzi e molli tutti lì, come l'anno scorso, al mio compleanno. E non senti ragioni, non hai filtri, né diplomazia. Quando generalizzi, fai di tutta un'erba un fascio. Quando mangi sempre le stesse cose e mi dici cose tipo che la tacchina femmina ha un sapore meno selvatico del tacchino maschio. Non ce la faccio a farcela.
Ecco. Mi piaci, ma anche no. E forse il bello è proprio questo.
[P.s.: casomai passassi per caso da queste parti - cosa che tenderei ad escludere, ma non si sa mai - vedi bene che ho scritto mi piaci. Non ho scritto che voglio fidanzarmi con te, né che ti voglio sposare, né che sento che sarai il padre dei miei figli. Se mai che farei due giri di lingua, dai. Quelli, al tramonto poi, non si negano a nessuno]
Stamattina ti guardavo. Guardavo la tua immagine riflessa nello specchio. Non hai più 20 anni. E neppure 30. Sei una donna, anche se ti ostini a pensarti come una ragazza.
Ma stamattina ti guardavo. Ti guardavo mentre mettevi le lenti, poi il vestitino nero a fiorellini viola che sarà pure costato 10 euri ma ti cade che è un amore. Ti guardavo mentre mettevi il mascara, arrotolavi la collana intorno al collo e stiravi il ciuffo. Capelli bianchi ancora non ne hai e quando li avrai, pazienza, una tinta e passa la paura.
Stamattina ti guardavo e sai che mi sei sembrata bella? Non ho visto occhi gonfi né stanchi. Le rughe erano dove le hai lasciate ieri sera, quelle sulla bocca, quelle intorno agli occhi, quelle in mezzo alle sopracciglia. Ma mi sei sembrata bella.
Non so se è perché hai capito che il sistema infallibile per non aver paura che le cose cambino da un momento all'altro sia far sì che le cose dipendano solo da te. E che se solo vuoi questo momento non passerà. O forse perché hai capito che è inutile lamentarsi, piangersi addosso, dire hai ragione a chi ti consiglia e poi continuare come prima. O che la vita non è una ruota che ti restituisce quello che ti è stato tolto. A volte toglie e basta. Altre volte dona e basta. A volte non ci possiamo fare niente. Altre, però, dipende anche da noi.
Comunque stamattina mi sei sembrata bella. Ma non perché la bellezza sia un plusvalore. Semplicemente mi sembravi fuori quello che so che sei dentro. Se solo permettessi anche agli altri di vederlo. Sempre. E non a momenti. A tratti.
Stamattina ho pensato pure che ti farai sciogliere i nodi dei campanellini e li lascerai in custodia a chi ti vuole bene. Ti secca un po' non poterli portare con te, ma saranno in buone mani. E, soprattutto, anche se hai paura - perché un po' la vedo, sai, anche se tenti di nasconderla - andrà tutto bene.
P: in America hanno fatto uno studio e hanno scoperto che chi vive con le quattro "S" non soffre di depressione.
C: e sarebbero le quattro "S"?
P: Sun, Sea, Sex, Sport. Sole, mare, sesso, sport.
C: emminchia, ci voleva uno studio americano? Grazie al cazzo.
[Sarà una grande estate, lo sento. Sono tornata. Sono qui. Felice di esserci. E desiderosa di rimanerci]